Pistacchio

Le origini 
del Pistacchio

Le origini del Pistacchio si perdono nella notte dei tempi fra storia, leggende, e testi sacri. Nel mondo sono tante le aree in cui questa coltura si è insediata e naturalizzata nei secoli e ciascuna di esse racconta la sua storia.

Nonostante la coltura in Italia fu introdotta dai Romani, pare che solo con la dominazione araba (827-1060 d.C.) la Sicilia ha visto ampia diffusione della coltivazione.

Gli Arabi, sbarcati in Sicilia e più precisamente a Marsala nell’827, erano divenuti padroni dell’intera isola attorno al 902 e in quegli anni ne iniziarono la coltivazione “innestandoli
sul selvatico che diventa domestico”, per via di marze.

Furono gli Arabi dunque, strappando la Sicilia ai Bizantini, ad incrementare e a orientarsi alla coltivazione del pistacchio, che iniziò sui territori delle provincie di Agrigento e Caltanissetta e giunse a Bronte solo intorno al XIX secolo e vi trovò l’habitat naturale per uno sviluppo rigoglioso.

La Pianta del pistacchio

L’unica specie di pistacchio coltivata a scopo alimentare è Pistacia vera. Pistacia Therebinthus, per citarne una, vegeta sulle lave etnee. E’ considerato “pianta pioniera” che grazie alle forti radici “fittonanti”, chiamate “spaccasassi” , riescono a popolare le lave etnee dando un forte contributo alla trasformazione di superfici sterili in suolo produttivo. .

Caratteristiche 
del Pistacchio di Bronte

La colorazione del mallo, parte più esterna del frutto, varia in base ai tempi della maturazione.

Il frutto presenta una colorazione verde-giallognola con alcune aree di rosso intenso, che però possono cambiare in base alla varietà coltivata.

Nel periodo di tempo che va da metà a agosto a metà settembre, tempo della raccolta, il colore dei frutti si affievolisce, assumendo una colorazione giallo tenue.

Dopo la raccolta, il frutto smallato, chiamato comunemente “tignosella” presenta una colorazione violacea scura, al di sotto del quale di nasconde il caratteristico verde brillante.

Il pistacchio di Bronte è anche riconoscibile per la sua forma ellittica leggermente appuntita con uno spessore di circa 1 mm.

La raccolta 
del frutto

Il frutto nell’area di Bronte raggiunge la maturazione
scalarmente in un periodo che va dalla metà di agosto alla prima metà di settembre ad anni alterni.

Oltre ad una scalarità sulla pianta dovuta ai fattori fisiologici
già descritti, la maturazione del pistacchio di Bronte abbraccia un periodo ampio anche a causa della differenza di quota dei pistacchieti dislocati lungo le pendici del versante ovest del vulcano, che all’interno dell’area DOP variano dai 400 ai 900 metri di altitudine.

Oggi la raccolta avviene in un unico passaggio, mentre in passato, proprio a causa della maturazione scalare, i passaggi di raccolta potevano essere anche due o tre.

Passato e presente:
usi del pistacchio

Nel corso storia, la pianta del pistacchio e il suo frutto sono stati utilizzati in campi diversi per scopi differenti: corteccia, resina, legno, frutti, sono stati resi protagonisti in cucina, in campo medico, estetico e della profumeria.

Dalle varietà presenti in ben 12 Paesi del mondo, sono stati ricavati usi diversi. In Italia, in particolare 2 varietà, P. Therebinthus e P.Lentiscus sono state ampiamente utilizzate nel campo della profumeria.

Al tempo dei Romani Plinio descriveva il “Metopium”, un profumo realizzato con diversi ingredienti tra questi: galbano, olio di mandorle e resina di Terebinto.

Per la conservazione del vino, veniva utilizzata la resina di P. Lentiscus, mentre i suoi frutti venivano conservati sotto sale e venivano poi utilizzati per profumare carni e insalate.

Oggi il pistacchio viene reso protagonista in cucina, di innumerevoli piatti sia dolci che salati: dai primi arricchiti con pesto di pistacchio, alla carne impreziosita con la granella. I Pasticcieri hanno reso il pistacchio elemento principale di creme, torte e gelati, creando pietanze sublimi famose in tutto il mondo.