La storia e la mitologia offrono numerosi esempi di quanto fosse conosciuta ed apprezzata sin dall’antichità la qualità dei prodotti agricoli dell’Etna.
Le ragioni di tali apprezzamenti risiedono nel complesso equilibrio tra fattori climatici, geologici, morfologici e culturali del grande apparato vulcanico dell’Etna.
L’omogeneità dell’ambiente etneo è solo un’apparenza che nasconde innumerevoli variabili.

A Bronte siamo coltivatori di pistacchio da generazioni.E noi dell’azienda agricola Boscià seguiamo le tracce dei nostri padri e nonni che da sempre si sono sporcati le mani nei terreni scuri dell’Etna per coltivare questo frutto meraviglioso.

I suoli vulcanici caratterizzano indissolubilmente
le colture prodotte, arricchendole di quel sapore sapido ed energico che le rende riconoscibili.
L’influenza del vicino mare Ionio è all’origine di abbondanti
piogge soprattutto sul versante orientale che rendono floride le colture frutticole. La continua attività vulcanica, con nuove colate laviche e frequenti accumuli di ceneri, fa si che i suoli siano soggetti a continue evoluzioni.
Questi hanno caratteristiche profondamente diverse nei diversi versanti, tanto da rendere una zona più vocata ad una coltura piuttosto che ad un’altra.
La leggenda narra che la città prese il nome dal Ciclope Bronte (tuono), che insieme ai fratelli Sterope e Piracmon, rispettivamente “lampo” e“incudine ardente” erano stati condannati a lavorare dentro le viscere dell’Etna.
Verso la fine del 1700, l’ammiraglio britannico Horatio Nelson venne nominato duca di Bronte, e in suo onore, Patrick Prunty decise di cambiare il cognome di famiglia in Brontë. Il cognome delle sue figlie, le sorelle Brontë famose in tutto il mondo.
Una delle ricchezze del territorio è proprio il pistacchio, che venne diffuso dagli arabi e coltivato poi per generazioni fino ai giorni nostri, dove si contano circa 3 mila ettari. La coltivazione e la produzione del pistacchio, da sempre hanno rappresentato per Bronte un’importante fonte di reddito, tanto da essere soprannominato “Oro Verde”.


Termine di origine latina e oggi tipicamente utilizzato nel dialetto brontese durante la raccolta, “U locu” simboleggia il terreno utilizzato esclusivamente alla coltura dei pistacchi.
I braccianti, al momento della raccolta portano la “sacchina”, il sacco utilizzato per riporre i pistacchi dopo la coltura.
Si deve proprio agli arabi, la diffusione della pianta nel territorio Brontese. E diversi termini derivanti dall’arabo, sono stati adottati dalla gente del territorio: come “frastuca”, che simboleggia il frutto e“frastucara” che invece si riferisce alla pianta. Inoltre gli anziani brontesi utilizzavano il termine “Frastucata”, che nel dialetto indicava un dolce a base di pistacchio.